Cronologia Giapponese. Periodi Yamato-Kofun e Asuka.

Alla fine del periodo Yayoi il Giappone è diviso in decine di piccoli stati indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. uno di essi, inizialmente situato in una regione nello Honshû centrale (quella di Yamato) inizia la creazione di uno stato unitario e fonda una dinastia che, secondo tradizione, prosegue ininterrotta fino ai giorni nostri grazie alla discendeza della famiglia imperiale.


In questo articolo : Cronologia schematica, Periodo Yamato-Kofun, Periodo Asuka - introduzione Buddhismo, Riforme Taika l'introduzione del modello amministrativo cinese, Guerra di Corea

Cronologia Schematica

350-645 PERIODO YAMATO - ASUKA

I gruppi uji si riuniscono sotto la sovranita' Yamato privilegiato dalla discendenza di Amaterasu.
Politica dei matrimoni.
Espansione in Corea.
Graduadoria nobiliare.
Influssi da il continente tra il V e il VI secolo.
Nel corso del VI secolo le alleanze uji traballano (perdita della Corea).
Prime riflessioni sulla necessita' di un diverso ordinamento dello stato.


552 o 538 Introduzione del Buddismo dalla Corea
587 Vittoria dei Soga sui Monobe e sui Nakatomi. I Soga fecero del Buddhismo una religione di stato.
593-622 Reggenza di Shotoku Taishi .(Concetto di stato centralizzato sul modello cinese.) Rivendicato il titolo di imperatore e figlio del cielo.
604 Promulgato il codice dei 17 articoli di ispirazione confuciano-buddista.
607 Prima ambasceria in Cina
645 Colpo di stato Taika e riforme dell'era TAIKA
645-710 Importazione di tradizioni straniere :buddismo , confucianesimo taoismo religioso;lo Shinto si organizza traendo origine da tradizioni indigene ; prime interazioni di queste tradizioni.(Shinto primitivo e popolare).
702 Promulgazione del codice Taiho

Periodo Yamato o Kofun

Alla fine del periodo Yayoi il Giappone è diviso in decine di piccoli stati indipendenti, ma durante il IV secolo d.C. il clan uji Yamato dell' Honshû centrale dà origine ad una dinastia (quella di Yamato) e ad uno stato unitario che unificherà il Giappone.

I dettagli di questo processo di unificazione sono in gran parte ignoti per l'assenza di documenti diretti. Il primo documento scritto riguardo a questi eventi che sia giunto in nostro possesso è il Kojiki, un'opera storica del 712 (cioè posteriore di tre secoli agli avvenimenti in questione). In esso si riferisce di campagne militari e spedizioni punitive intraprese dagli imperatori Yamato, ma le descrizioni sono generalmente molto sommarie ed intrecciate di mitologia per cui è difficile farsi un'idea precisa degli eventi storici a cui esse si riferiscono.

In esso si allude anche ad una "donazione di territori" effettuata da parte di quello che doveva essere il clan più potente oltre a quello di Yamato: quello di Izumo. Anche in questo caso non è facile capire se la narrazione del Kojiki si riferisca ad una alleanza o non nasconda piuttosto una conquista militare.

In questo periodo l'agricoltura, la metallurgia e la tecnica di fabbricazione delle ceramiche e dei tessuti hanno un notevole progresso. Ciò è sicuramente legato allo sviluppo di una struttura sociale organizzata, in cui ad esempio artigiani ed artisti erano suddivisi in corporazioni specializzate (chiamate be) in cui le diverse tecniche venivano conservate e tramandate per via ereditaria.

Dal punto di vista archeologico i reperti più importanti di questa epoca sono i kofun, tombe a tumulo che si trovano a migliaia in tutto lo Honshû e nella parte settentrionale del Kyûshu.
I kofun sono costituiti da una camera funeraria in pietra ricoperta da un tumulo di terra riportata (collina artificiale) di forma rotonda, quadrata o dalla caratteristica sagoma a "buco di serratura". I più grandi tra di essi risalgono al IV-V secolo e sono situati nella regione di Yamato (attorno a Kyôto, Ôsaka e Nara); per le loro dimensioni sono da annoverare tra i monumenti più imponenti del mondo.
Il più grande kofun è quello conosciuto come tomba dell'imperatore Nintoku, degli inizi del V secolo: la collina funeraria, alta 35 metri e lunga 500, copre un'estensione di 32 ettari ed è circondata da un triplice fossato.

L'esistenza dei kofun testimonia dell'elevato grado di organizzazione che lo stato di Yamato doveva aver raggiunto all'epoca; inoltre il grande numero di oggetti che sono stati trovati come parte dei corredi funerari costituisce un importante documento sul modo di vivere e sulla produzione artistica del tempo.
In particolare sono molto importanti da questo punto di vista gli haniwa, oggetti di terracotta che sono stati trovati a migliaia nelle immediate vicinanze dei kofun e la cui funzione non è chiara. Gli haniwa più antichi sono semplici cilindri di terracotta, ma in epoca posteriore assumono la forma di piccole statue che ritraggono personaggi (guerrieri, sacerdotesse), animali di vario tipo ed oggetti dell'epoca (abitazioni, imbarcazioni, ecc.).

Durante il periodo Yamato sono stati molto importanti i contatti con la Corea ed in particolare con i regni di Paekche e Shilla. A partire dal IV secolo d.C. gli scambi con Paekche in Corea (stato alleato e tributario di Yamato) sono stati uno dei canali preferenziali per l'importazione in Giappone della cultura di altri paesi asiatici ed in particolare della Cina.

Periodo Asuka , l'introduzione del Buddhismo

Il periodo Asuka è caratterizzato dall'assimilazione del buddismo e della cultura cinese (lettere, arti, musica) e dalla adozione sistematica del modello di Stato e dell'ordinamento legislativo della Cina. Il periodo prende il nome dalla valle di Asuka (poco a nord della attuale città di Nara) in cui venivano costruiti i palazzi imperiali; infatti in questo periodo la residenza imperiale veniva abbandonata e ricostruita alla morte di ogni imperatore a causa della credenza shintoista secondo la quale un luogo è reso impuro dalla morte di chi vi abita.

Secondo il Nihon shoki il buddismo fu introdotto ufficialmente in Giappone nel 552 quando Sangmyong, re di Paekche, inviò un'ambasceria all'imperatore Yamato per chiedere aiuto militare contro i regni di Shilla e Koguryo; l'ambasceria era accompagnata da alcuni doni tra cui una statua del Buddha e le copie di alcuni sutra e da una lettera che magnificava le "innumerevoli benedizioni e fortune" arrecate da questa nuova dottrina giunta dall'India.

Oltre che a motivi di ordine religioso, l'introduzione del buddismo in Giappone fu certamente legata ad un tentativo di rafforzare il potere imperiale nei confronti delle famiglie che detenevano ereditariamente le cariche di dignitari di corte e che condizionavano fortemente le decisioni dell'imperatore.
Tali posizioni erano giustificate ideologicamente sulla base dello shintoismo in quanto le cariche più importanti (Omi) erano privilegio delle famiglie che erano ritenute discendere in via collaterale da Amaterasu (e che quindi erano mitologicamente imparentate con la casata imperiale) mentre le cariche minori (Muraji) erano detenute dalle famiglie dicendenti da kami meno importanti. Perciò il buddismo fu lungamente avversato dai clan Muraji come i Nakatomi (incaricati del culto shintoista) e i Mononobe (responsabili militari) che temevano che la sua adozione avrebbe diminuito il proprio peso politico, mentre fu appoggiato dai clan Omi e soprattutto dai Soga, che speravano di accrescere in tal modo la propria influenza sull'imperatore.

La lotta tra le due fazioni durò circa 50 anni e sfociò in una sanguinosa guerra civile: finalmente nel 587 i Soga sconfissero definitivamente i Mononobe (battaglia del monte Shigi) e conquistarono il potere; Soga no Umako fece uccidere l'imperatore regnante e fece salire al trono sua nipote Suiko, assumendo egli stesso la carica di primo ministro.

L'importante carica di reggente dell'Imperatrice Suiko fu affidata al nipote di lei, principe Umayado, soprannominato Shôtoku Taishi [Principe Santo e Virtuoso] (572-622): fervente buddista, egli diede un forte impulso alla diffusione della nuova religione.

In questo periodo il buddismo fu un fenomeno piuttosto elitario e si diffuse soprattutto nella corte imperiale e tra la nobiltà. Esso non sostituì affatto il culto tradizionale dei kami (shintô ["via" dei kami] o shintoismo) ma si affiancò ad esso: i kami continuarono ad essere venerati assieme alle divinità buddiste (spesso nello stesso tempio) e si sviluppò una forma di sincretismo religioso tipicamente giapponese che in seguito ricevette anche giustificazioni teoriche (di solito interpretando i kami come "manifestazioni locali" o nazionali delle divinità buddiste "universali").

Periodo Asuka, le grandi riforme Taika

A Shôtoku Taishi è anche dovuto l'inizio di un processo di modernizzazione dello stato giapponese in gran parte basato sull'introduzione del sistema giuridico ed amministrativo cinese, processo che durerà circa un secolo e si compirà tra notevoli difficoltà e resistenze.
Il primo passo in questo senso fu l'adozione del complesso sistema burocratico cinese basato su 12 gradi di funzionari (603), seguita nel 604 da una Costituzione in 17 articoli che regola i compiti ed i doveri di tali funzionari ed i loro rapporti con il governo centrale. La Costituzione si apre con una professione di fede buddista ma in realtà è permeata piuttosto da uno spirito confuciano che basa il benessere della nazione sull'armonia tra le diverse componenti.

Al fine di rendere stabili i rapporti con la Cina Shôtoku Taishi iniziò la consuetudine di inviare regolarmente ambascerie ufficiali presso la corte Sui (3-4 ambascerie nel periodo 606 - 614) e dei Tang (19 ambascerie nel periodo 630 - 838); tali ambascerie avevano principalmente scopi diplomatici e commerciali ma contribuirono anche grandemente alla diffusione della cultura cinese in Giappone in quanto spesso comprendevano anche persone che si fermavano in Cina per studiarne il sistema legislativo, le tecniche produttive ed artistiche, la letteratura, la religione e filosofia, il sistema di scrittura e l'arte (inclusa la musica) ritornando poi in patria con le ambascerie successive. Queste persone costituirono di fatto una élite di intellettuali che erano favorevoli alla politica di riforme e di centralizzazione iniziata da Shôtoku Taishi.

La politica riformatrice di Shôtoku Taishi era appoggiata anche dal Umako, capo del clan dei Soga; però dopo la morte di questi (626) i Soga cambiarono indirizzo, cercando di imporre la propria influenza ai danni dell'autorità imperiale. Nel 643 Soga no Iruka fece addirittura assassinare il principe Yamashiro (figlio di Shôtoku Taishi). Lo strapotere dei Soga suscitò però la reazione della famiglia imperiale: nel 645 il principe imperiale Naka no Ôe si alleò con Kamatari, capo del clan dei Nakatomi avverso ai Soga, ed operò un colpo di stato, uccidendo Soga no Iruka e facendo salire al trono l'Imperatore Kôtoku. Ciò pose fine al potere dei Soga e pose le basi dell'ascesa della famiglia Nakatomi (il cui nome fu cambiato in Fujiwara, dal nome del possedimento, nei pressi di Nara, concesso a Nakatomi dall'Imperatore Tenji nel 669).

Il nuovo periodo inaugurato dall'Imperatore Kôtoku fu battezzato Taika [Grande Cambiamento] e fu segnato da una serie di riforme (riforme Taika, 646) che operarono un'ulteriore burocratizzazione e centralizzazione dello Stato.

Da un punto di vista politico e amministrativo vennero aboliti gli uji (domini delle famiglie nobili) e sostituiti con i kuni (province amministrate da funzionari statali). Tutte le terre furono dichiarate di proprietà dell'imperatore: esse venivano date in concessione per un tempo limitato alle famiglie di contadini, operando una ridistribuzione sulla base del numero di componenti dei nuclei familiari dopo un periodo di 6 anni (che successivamente fu portato a 12 anni).
In cambio i contadini dovevano corrispondere ai funzionari imperiali una tassa in natura sul raccolto (solitamente in riso: la moneta ebbe scarsissima diffusione nel Giappone antico) e prestare la propria opera per corvée per la realizzazione di opere pubbliche e per il servizio militare obbligatorio. La nobiltà terriera, privata della terre, fu generalmente inserita nel nuovo sistema acquisendo il rango di funzionario imperiale. A seguito di queste riforme l'imperatore si trovò a disporre di un notevole potere economico e militare (l'esercito imperiale fu particolarmente forte durante il regno dell'Imperatore Tenmu, 673 - 686).

Le riforme Taika furono definitivamente confermate dal codice Taihô Ritsu-Ryô (703), che sancisce l'autorità dell'imperatore, le funzioni del Consiglio di Stato e dei Ministri che da esso dipendono e comprende anche un codice amministrativo e penale. Il codice Taihô divise il territorio nazionale in 66 kuni (province), a loro volta divise in gun (distretti) e gruppi di villaggi.

Questa triplice serie di riforme (Costituzione in 17 articoli, riforme Taika e codice Taihô Ritsu-Ryô) sancisce la nascita di uno stato moderno e unitario in cui i capi dei diversi territori (kuni) perdono ogni potere politico autonomo diventando funzionari dell'imperatore e la vecchia nobiltà terriera si trasforma in nobiltà di corte (kuge). In questo periodo si delinea chiaramente la separazione tra sovranità nominale, attribuita all'imperatore, e potere politico effettivo, esercitato da primi ministri o reggenti e in seguito (in periodo medioevale) dallo shôgun: questa sarà una caratteristica costante del sistema politico giapponese almeno fino alla Restaurazione Meiji (1868).

Il sistema amministrativo adottato ricalca in gran parte modelli cinesi ma conserva un elemento tipicamente giapponese nell'attribuire molta importanza al principio di ereditarietà. Infatti in Cina il reclutamento dei funzionari avveniva tramite un concorso per esame mentre in Giappone le cariche pubbliche rimasero privilegio dei membri delle famiglie aristocratiche (l'accesso all'Università che doveva preparare i funzionari statali era riservata ai membri delle famiglie nobili).
L'autorità stessa dell'imperatore era basata sulla sua discendenza da Amaterasu ed era quindi inalienabile, mentre in Cina il "mandato celeste" affidato alla dinastia imperiale poteva essere revocato se questa si dimostrava indegna del proprio compito nei riguardi della nazione; tale principio confuciano, che in pratica legittimava la ribellione del popolo ad un imperatore ingiusto, non fu mai accettato in Giappone.
Per quanto riguarda la successione imperiale, la regola adottata in Giappone prevedeva che l'imperatore scegliesse il proprio successore all'interno della famiglia imperiale ma non imponeva che esso fosse il figlio primogenito (poteva essere anche un figlio minore, un fratello o un nipote); poiché in pratica in tale scelta l'imperatore doveva tenere conto anche delle pressioni delle famiglie nobili più influenti, tale scelta è stata spesso la causa di accese lotte.

Periodo Asuka, la guerra di Corea

Durante il periodo Asuka il Giappone intervenne militarmente in Corea per proteggere lo stato di Paekche contro l'aggressione di Shilla (alleato con la Cina Tang).
La spedizione si concluse però con una disfatta totale: nel 663 la flotta giapponese fu sconfitta nella battaglia navale di Hakusukinoe: il Giappone perse 170 navi e 27.000 uomini e si ritirò definitivamente dalla Corea rinunciando per molti secoli ad ogni mira espansionistica verso il continente. In seguito a questa sconfitta ed alla conquista dello stato di Paekche da parte di Shilla si verificò un intenso flusso immigratorio di esuli coreani che introdurranno in Giappone molti elementi della cultura continentale.

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