Cronologia Giapponese. Periodo Nara.


710-784 PERIODO DI NARA

708-712 Costruzione della capitale Nara (Heijiokyo)
710-784 Sei scuole filosofiche di buddismo;ulteriore interazione di queste tradizioni.
752 Consacrazione del "grande Buddha" Daibutsu nel tempio Todaiji a Nara, tuttora la più antica costruzione in legno del mondo in essere.
781-806 Periodo di regno dell'imperatore Kammu: richiamato in vita il codice Taiho.

Periodo Nara (710 - 794)

Una volta saldamente installato al potere, il clan "imperiale" fu costretto a cercare al di fuori i princìpi politici e morali che giustificassero la sua preponderanza politica e le istituzioni che gli consentissero di instaurare nell'arcipelago un'embrionale amministrazione. A tale duplice scopo si attinse ai classici confuciani e ai sutra (libri canonici) buddhisti; nello stesso tempo furono prese a modello le istituzioni cinesi. Durante sei secoli, periodo in cui veniva introdotto il buddhismo, si compì nell'arcipelago una rivoluzione culturale, politica ed economica, che inserì il Giappone nella sfera di influenza cinese. Il capo del clan imperiale si convertì al buddhismo e assunse il titolo cinese di imperatore (tenno): l'antica aristocrazia dei clan alleati al clan imperiale non rinnegò la sua origine "divina", ma rafforzò il suo potere sacrale attraverso i concetti di lealtà e di responsabilità derivanti dal confucianesimo cinese. L'epoca di Nara, così chiamata dal nome della prima capitale fissa, Nara (costruita nel 710), fu caratterizzata dall'assimilazione della cultura cinese (introduzione della scrittura ideografica, redazione di cronache nazionali [Nihongi] e di un codice di leggi [Taiho], riforma agraria).

Durante il periodo Nara il buddismo ha una grande diffusione negli ambienti aristocratici e nella corte imperiale ed acquista anche una straordinaria influenza politica. Da un punto di vista politico ed amministrativo viene continuata la linea di imitazione del modello cinese iniziata dalle grandi riforme del periodo Asuka, anche se questa comincia a mostrare i segni della crisi che si svilupperà pienamente durante il successivo periodo Heian.


La cerimonia di apertura degli occhi del Grande Buddha del Tôdaiji (752) Il môsô biwa

La prima capitale stabile

Il grande sviluppo della burocrazia statale che era avvenuto durante il periodo Asuka a seguito dell'adozione di una organizzazione amministrativa basata sul modello cinese rendeva ormai impossibile continuare la pratica tradizionale di ricostruire il palazzo imperiale alla morte di ogni imperatore. Perciò già alla fine del periodo Asuka era stata creata la prima capitale stabile (Fujiwara-kyô), che era stata utilizzata nel periodo 694 - 710.
Proseguendo in questa direzione all'inizio dell'VIII secolo fu deciso di costruire una nuova grande capitale che rispondesse alle esigenze della corte e che nello stesso tempo con la sua ricchezza ed estensione fosse segno visibile del potere imperiale. La nuova città, battezzata Heijô-kyô (in seguito assumerà in nome di Nara), fu progettata sul modello della capitale della Cina Tang, Chang'an (attuale Xian), che era una delle città più fiorenti, cosmopolite e ricche del mondo di allora (contando circa due milioni di abitanti).

Mappa della città di Nara nell'VIII secolo

Similmente a Chang'an, Nara fu costruita sulla base di una pianta rettangolare, solcata da un reticolo di strade ortogonali in direzione nord-sud ed est-ovest che la dividevano in isolati di dimensioni uniformi. Il palazzo imperiale si trovava al centro della zona settentrionale in modo che il suo ingresso principale fosse rivolto a sud (direzione considerata propizia secondo la geomanzia cinese). I quartieri immediatamente e sud del palazzo imperiale erano occupati dalle residenze dalla nobiltà di corte; ancora più a sud si trovavano le zone più popolari, abitate da artigiani e mercanti. La città divenne residenza imperiale a partire dal 710 ed ebbe un rapido sviluppo (verso la metà dell'VIII secolo contava circa 200.000 abitanti).

Lo sviluppo del buddismo

Durante il periodo Nara la corte imperiale non solo appoggiò il buddismo ma arrivò a considerarlo quasi una religione di Stato (pur non abbandonando lo shintoismo) e ben presto Nara si popolò di una cinquantina di templi buddisti, appartenenti alle cosiddette "sei sètte di Nara": Jôijitsu, Sanron, Hossô, Kusha, Kegon e Ritsu. In particolare la setta Kegon ebbe un forte sostegno dalla corte imperiale. Il maggior impulso alla diffusione del buddismo fu dato dall'Imperatore Shômu (che regnò dal 724 al 749) che fece costruire in ogni provincia del Giappone un "tempio provinciale" (kokubunji) ed un "convento provinciale di monache" (kokubunniji): come tempio principale di questa rete egli fece edificare a Nara il Tôdaiji (Grande Tempio Orientale), dove venivano istruiti ed ordinati tutti i monaci che poi sarebbero stati destinati agli altri templi provinciali.


La statua del Grande Buddha (sopra)e la sala che la ospita (sotto)(Tôdaiji di Nara)


La costruzione del Tôdaiji (terminata nel 752) fu un'impresa ciclopica: la sala principale del tempio (Daibutsuden) conteneva una statua di bronzo del Buddha Vairochana (il Buddha Signore dell'Universo) alta 18 metri e del peso di 450 tonnellate. La sala stessa (alta 48 metri) è il più grande edificio in legno mai costruito (la sala e la statua attualmente esistenti sono state ricostruite in epoca successiva su scala minore, dopo che gli originali sono stati distrutti da un incendio).
In breve il potere politico del clero buddista divenne così forte da suscitare le preoccupazioni delle famiglie nobili (e in particolare della famiglia Fujiwara) che temevano di veder indebolita la propria influenza sull'imperatore. Significativo di questo contrasto fu l'episodio del monaco Dôkyô che riuscì ad entrare nelle grazie della ex-imperatrice Kôken (che aveva regnato dal 749 al 758) convincendola a tornare sul trono con il nome di Shôtoku (764). Dôkyô si fece nominare Primo Ministro, poi Hôô (il titolo che designava gli ex-imperatori ritirati in convento) e si preparava a succedere a Shôtoku sul trono imperiale, ma la morte dell'Imperatrice pose fine alle sue ambizioni ed egli fu mandato in esilio (770). Da quel momento gli imperatori e la corte cercarono (pur senza troppo successo) di ridimensionare il potere politico dei monasteri buddisti.

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