Lo
Scintoismo, quadro di insieme
Solo
nel VI secolo grazie all'influsso della Cina
che pertò la scrittura ideografica in Giappone,
l'antica religione originaria, ricevette la
denominazione cino-giapponese di Shin-to derivato
dal cinese shen dao, mentre in giapponese
era la Kami no michi (strada degli dei), per
distinguersi dal buddismo che si chiamava
Butsu-do (via del Budda) .
La parola giapponese kami significa letteralmente
"superiore", indicando tutto ciò che, essendo
la sede di una forza, trascende la materialità.
Un dio è kami, uno spirito è kami, un antenato
è kami così come un albero, una pietra,
una montagna.
Lo shintoismo si potrebbe definire una forma
di animismo piuttosto sofisticato per cui
tutto può essere kami. Già all'origine della
religione giapponese, s'incontrano un gran
numero di divinità della natura a cui si aggiungono,
in epoca più tarda, le divinità terrestri,
locali e familiari. Si parla di un numero
di divinità che va da 80 a 800 mila.
Come
detto anche i defunti della famiglia, ed in
particolare gli antenati, sono considerati
esseri superiori, pure se un gradino al di
sotto degli antichi dei e degli antenati imperiali.
Il culto dei defunti è una delle principali
caratteristiche dello scintoismo. Il giapponese,
crede che i morti continuano a vivere come
spiriti buoni o spiriti maligni, in un paese
chiamato Yomi, che corrisponde all'antico
Ade dei greci.
Non esistono un premio o una punizione dopo
la morte e quindi non esistono il paradiso
o l'inferno. Per quanto riguarda le tombe,
queste sono considerate vere e proprie residenze
dei morti, visitate dai parenti che comunicano
all'antenato defunto gli avvenimenti più importanti
della famiglia.
L'anima è custodita in un piccolo scrigno
di legno detto Mitamaya (casa dell'anima illustre),
che si pone nella casa della famiglia prima
del funerale. Ogni famiglia scintoista possiede
un Kami-dame (mensola per gli dei), che in
genere è situata nel salotto e consiste in
un'asse infissa nel muro su cui sono disposti
-uno o più - piccoli scrigni (Miya) di legno
rosso, nonché delle tavolette che riportano
i nomi dei Kami più venerati e alcune statuette
di dei portafortuna; vi sono utensili per
compiere i sacrifici casalinghi.
All'origine
lo scintoismo non aveva nessuna immagine degli
dei; solo a seguito della commistione, nel
Medioevo, di questa religione primitiva con
il buddismo, si cominciarono a vedere statuette,
rappresentanti le divinità, disposte nei vari
templi.
I tempietti scinto (Miya o Yashiro) sono molto
semplici, sorgono in boschetti recintati e
sono caratterizzati da uno o più portoni che
precedono il vero e proprio edificio del culto.
Nella loro forma originale consistono in due
stipiti rotondi su cui poggiano due travi,
pure rotonde, che ai due lati sporgono al
di là degli stipiti (torì)
Il tempio consiste in due edifici, che spesso
sono collegati fra loro da un passaggio coperto.
Il primo edificio, il più grande, è l'atrio
(Haiden), in cui si recitano le preghiere
e si pongono le offerte. All'ingresso si trova
un gong, o una campana, con cui il fedele
si fa sentire dal dio, e vi si trova anche
la cassetta per le offerte in denaro. Il secondo
edificio, dietro al primo, è quello sacro,
detto Honden (edificio principale) o Shinden
(casa del dio), in cui si conserva il Kami,
lo Scintoi, ed in cui i fedeli non hanno accesso.
Uno dei templi più belli è quello di Ise,
dedicato ad Amaterasu no Oomikami.
I sacerdoti possono sposarsi e tramandano
ereditariamente la loro carica nella famiglia.
Oltre alle loro cariche religiose, esplicano
anche una professione e indossano l'abito
sacerdotale, che consiste in una veste bianca
e sciolta con ampie maniche e in un berretto
nero; quest'ultimo solo quando si occupano
di culto.
Il fedele, nella sua attività di culto, considera
gli esseri divini come donatori di beni terreni;
nelle preghiere si implorano prosperità, un
ricco raccolto, salute, abbondanza di prole,
allontanamento della sventura; il peccato
e la colpa, il pentimento e la redenzione
non sono oggetto di preghiere.
Le
feste Scinto, dette Matsuri, che hanno una
diversa durata, un mese, tre giorni o un giorno,
sono cerimonie di ringraziamento per i benefici
ricevuti dagli dei o cerimonie di supplica
per allontanare le sciagure e sono spesso
di connesse ai vecchi cicli di lavorazione
contadina. Un posto di particolare rilievo
rivestono le feste connesse con l'adorazione
religiosa della famiglia imperiale.
In occasione di queste feste è l'imperatore
in persona che officia il culto nell'"atrio
sacro" del palazzo imperiale.
Dopo la forte commistione con la religione
buddista (venuta dalla Cina) allo scintoismo
delle origini, nel XV secolo ci fu un primo
tentativo di restaurazione della religione
giapponese, nella sua accezione più pura,
ad opera di Yoshida Kametomo (1435-1515),
che eliminò buddismo, confucianesimo e taoismo
e dichiarò che i Kami giapponesi erano "sufficienti
a tutti". Un successivo passo avanti, nel
senso della rinascita dello scintoismo puro,
fu operata da un gruppo di scienziati, tra
cui da ricordare Hirata Atsutana (1843), che
si dedicarono allo studio della filosofia
e dell'archeologia giapponese e che studiarono
a fondo lo scintoismo nella sua forma originaria.
Hirata, dando particolare rilievo alle divinità
della famiglia imperiale e al suo diritto
assoluto al potere, appoggiò la restaurazione
politica del 1868. Fu allora che il nuovo
governo imperiale di Tokio assunse come religione
di Stato lo Scinto, proprio nella forma predicata
da Hirata. A questo periodo risale anche la
formazione e il consolidamento di varie sette
scintoiste, che, con contenuti più o meno
diversi, caratterizzano la religione giapponese
fino ai giorni nostri. Dopo la restaurazione
nazionale del 1868, lo scintoismo tornò in
auge e fu considerato religione nazionale.
Il mito dell'origine divina del primo imperatore,
Jimmu, da cui, attraverso una serie ininterrotta,
discende l'imperatore attuale, è la base dello
scinto moderno. Il fulcro del culto nazionale
era rappresentato dal sommo sacerdote, mentre
l'imperatore era il vero oggetto della venerazione
popolare. L'interesse dello Shintoismo di
stato fu concentrato esclusivamente sul Giappone
ma anche nei miti antichi non si parla affatto
di una creazione dell'universo, ma solo della
creazione del Giappone.
La mentalità giapponese è sempre stata ed
è tuttora fortemente etnocentrica.