Shintoismo
e Buddhismo religioni di stato in Giappone.
Per
un periodo molto significativo della storia Giapponese, lo stato centrale
prese il controllo alternato delle due religioni principali, utilizzandone
le strutture per la gestione del potere.
Fin dalle
origini infatti, il culto scintoista organizzato,unito alla supremazia
militare, fu alla base dell'ascesa della famiglia uji del clan
Yamato.
Shotoku
Taishi invece, nel 600, si servì del Buddismo che impose a Corte
come facilitatore dell'ingresso della cultura cinese e del relativo
sistema organizzativo statale.
Nel periodo
Tokugawa il controllo è più serrato: entrò infatti
in vigore il cosiddetto danka seido, che obbligava ogni famiglia
ad iscriversi presso un tempio buddista che rilasciava un apposito certificato
tera-uke, che attestava che la famiglia non apparteneva ad una religione
proibita (in quel periodo il cristianesimo). I templi erano sottoposti
ad un ordine gerarchico prestabilito dal potere centrale, e ben si adattavano
a questo regime che consentiva loro regolari proventi.
Al Buddismo
centralizzato venne soppiantato lo Shintò di stato del periodo
Meji, incentrato principalmente sul culto dell'imperatore diretto discendente
del clan Yamato originato da Amaterasu no Oomikami, dea del sole.
Si ribaltarono
quindi a favore dello Shintò i meccanismi di registrazione obbligatoria
(ujiko-shiraba) nei suoi santuari, arrivando ad operare un azione
persecutoria nei confronti del Buddismo.
Il potere centrale operò una netta divisione tra shintò
di stato e shintò religioso avocando a sé gli officianti
dei riti, che divennero funzionari statali.
La 'sottrazione'
dei leader spirituali alla popolazione, favorì la creazione autonoma
di piccoli gruppi dello shintò popolare : alcuni veneravano le
divinità tradizionali, altri seguirono la tradizione confuciana
altri ancora si caratterizzarono per un progressivo avvicinamento al
monoteismo.
Nascono in questo periodo i primi movimenti religiosi auto organizzati,
le cosiddette 'nuove religioni' , Shin-shùkyò