Buddhismo.
I
quattro concili e la prime codifiche dei canoni sacri: il canone Pali
(Tripitaka, scuola Hinayana) ed il canone Sancrito (scuola Mahayana)
I quattro
Concili
Dopo la morte del Buddha, La disciplina delle comunità monastiche
(e laicali) andò configurandosi attraverso quattro Concili, il
primo dei quali (483 o 477 d.C.), a Rajagriha, ebbe appunto lo scopo
di fissare un primo Canone.
Il secondo
Concilio di Vaisali (383 o 367 a.C.), fu causato da una questione
di disciplina monacale, ma porterà al più grande scisma
in seno al Buddismo, quello tra le scuole Hinayana e Mahayana.
I punti controversi furono cinque:
1. un monaco, pur con tutta la sua santità, può essere
soggetto a necessità fisiologiche incontrollate;
2. la sua illuminazione non esclude di per sé residui di ignoranza
nella vita quotidiana;
3. il monaco può essere soggetto a dubbi;
4. la sua conoscenza su fatti contingenti può essere acquistata
con l'aiuto di altri (non per immediata intuizione);
5. il monaco può definire con parole del linguaggio ordinario
la Via ineffabile che conduce al Risveglio.
Come si può notare, erano tutte obiezioni che si ponevano come
scopo quello di democratizzare e umanizzare un movimento troppo rigido
ed elitario. L'ideale qui diventa non tanto il singolo che ha raggiunto
l'Illuminazione per se stesso, con particolari pratiche ascetiche, ma
il laico comune, il quale, pur in grado di giungere all'Illuminazione,
vi rinuncia e in nome della compassione si adopera per aiutare tutti
gli altri esseri umani a trovare la via della perfezione.
Duecento anni dopo il secondo Concilio si contano già 18 scuole,
ognuna delle quali sostiene di essere la vera interprete della dottrina
del Buddha.
Il terzo Concilio di Pataliputra, indetto dal sovrano Asoka verso il
243-242, ebbe lo scopo di arginare i tentativi di reintrodurre la nozione
hindu dello atman (il "se stesso"), sotto il nome di pudgala
("persona"), responsabile del karman.
In questo Concilio, inoltre, un migliaio di monaci lavorarono per nove
mesi a controllare, completare e classificare le tradizioni tramandate.
Nel quarto Concilio di Harvan si discusse la revisione del Canone operata
dalla scuola dei Sarvastivadin, per la quale occorreva preservare un
minimo di realtà all'esperienza del mondo, altrimenti verrebbe
a mancare il rapporto di causa ed effetto su cui è basata la
legge del karman.
Testi
canonici
I testi sacri riconosciuti come autentici dal Buddismo sono raccolti
in due Canoni, denominati, in base alle scritture usate, Pali e Sanscrito.
Il Canone Pali (deciso nel I sec. a.C.) è chiamato anche
Tripitaka, perché raggruppa il corpus in tre parti (o "Tre
canestri": infatti i libri di ogni raccolta, scritti su fogli di
palma, potevano essere contenuti in una cesta). Esso rappresenta una
sintesi delle dottrine predicate dal Buddha o a lui attribuite e delle
teorie elaborate dalla scuola Hinayana.
La compilazione del Canone pali, erroneamente definito meridionale,
anche se proveniente da Ceylon, dove era stato conservato dai monaci,
è originaria delle regioni centrali, tra l'Himalaya e i Vindhya,
ed è opera dei discepoli diretti di Budda, attraverso quattro
secoli dopo la sua morte.
La prima
cesta (Vinaya) comunica le regole da osservare nelle comunità
monastiche; essa si compone di tre raccolte di libri: sono talmente
voluminosi che per leggerli tutti, al Concilio di Rangoon (1954),
ci vollero 169 sedute in 46 giorni.
Il Vinaya-Pitaka consta di tre raccolte contenenti tutto quanto può
riferirsi alle comunità dei monaci e cioè:
1) il Sutta-vibhanga "dichiarazione dei sutta", contenente
227 regole (sutta) da recitarsi due volte al mese nell'adunanza dei
monaci e delle monache; regole la cui osservanza o violazione portava
alla permanenza o all'esclusione dall'ordine;
2) i Khandhaka "sessioni", concernenti la vita quotidiana
dei monaci e delle monache (regole per l'abitazione e per l'abbigliamento);
3) Paivana , che costituisce una vera e propria appendice di testi
canonici ad uso della comunità.
o Il Sutta-Pitaka comprende, in cinque raccolte o collezioni in forma
di prediche, discorsi, dialoghi, la dottrina buddista espressa per
bocca del Budda o, a volte, da uno dei suoi discepoli.
La seconda cesta (Sutra, Sutta-Pitaka) parla delle conversazioni
di Buddha coi suoi discepoli ed è il doppio della prima; la
recita dei sutra è la base del culto e della meditazione di
monaci e laici. Il loro linguaggio è poetico, le composizione
sono ritmiche, molto convincenti le spiegazioni di difficili tematiche
spirituali e psicologiche. Questa cesta contiene anche 547 leggende
relative alle esistenze precedenti del Buddha;
La terza cesta (Abhidarma, Abhidhamma-Pitaka) fornisce la spiegazione
dei principali dogmi del Buddismo contenuti appunto nel Sutra (metafisica).
Questi testi sono stati composti da ignoti autori dal III al I sec.
a.C. e sono ad uso degli specialisti.
Il Canone
Sanscrito, nato circa sei secoli dopo la morte del Buddha, varia
molto, come suddivisione e denominazioni, da Stato a Stato. Questa tradizione,
i cui testi sono molto estesi, sostiene che Buddha avrebbe riservato
la parte più sottile della sua verità alle generazioni
posteriori.
Il
Canone pali e sanscrito citati, concordano, come contenuto, fra di loro,
ciò che conferma l'ipotesi di una loro provenienza da una stessa
fonte. Allo stesso Hinayana appartiene il Mahavastu "Il libro dei
grandi avvenimenti", narrazione leggendaria della vita del Budda
anche nell'esistenza precedente all'ultima terrena e delle vicende storiche
dell'ordine.
Quanto di altro ci è pervenuto sulla dottrina del Budda, si raccoglie
sotto la denominazione di Mahayana, che non può considerarsi
un vero e proprio Canone, dal momento che si tratta di testi redatti
in tempi e scuole diverse, prevalentemente nel Nepal, nel Tibet ed in
Cina. Spesso tuttavia il Canonse sanscrito è associato direttamente
al Mahayana
Altri testi di diverso contenuto (mitologico, escatologico, fantastico)
sono giunti sino a noi; nonché inni (stotra), formule di benedizione,
di scongiuri, ecc. contenenti norme della dottrina segreta del yogin,
e del rituale (tantra), che rappresentano un tentativo di commistione
tra la dottrina del Mahayana e quella dell'induismo.